giovedì 8 gennaio 2015

Abbiamo perso la guerra

Ieri ho capito una volta per tutte che la lotta contro l’HIV è persa. Non che non fosse necessaria. Lo era e lo è tuttora. Però una cosa basilare in questa guerra, la prevenzione, non funziona e io non so dire esattamente perché. Non mi voglio riferire a quelle zone del mondo apparentemente così lontane da noi, come l’Africa, dove la prevalenza del virus è a livelli altrove inimmaginabili per le specifiche condizioni socioeconomiche di quel continente. Non parlo nemmeno dei dati che riguardano il mondo occidentale, nel quale già da alcuni anni non si riesce più a far diminuire i nuovi contagi. 
No, io parlo di Ale e di me. Mi scrive lui per chiedermi se ci vediamo e così ci ritroviamo a vagabondare per le strade del centro, intirizziti nei nostri giacconi. Scartiamo un locale alternativo perché troppo pieno e alla fine ci sediamo nella terrazza deserta e gelida di un bar. La scopata dell’altro giorno, con la penetrazione — furtiva e momentanea — senza preservativo, mi ha offerto fin troppo materiale su cui riflettere. È stata la prima volta che ho lasciato che accadesse una cosa del genere dopo la separazione con il mio ex. E così, nell’amena conversazione sulla nostra sessualità, trovo l’occasione per piazzargli un: “Comunque, credo che dovresti fare più attenzione quando scopi. L’altro giorno mi sono lasciato prendere la mano e me l’hai messo dentro senza preservativo. Credo che non dovresti farlo, perché non sai cosa potrei avere e io non so cosa puoi avere tu”. Una roba così. È rimasto a guardarmi ammutolito con un sorriso congelato, e non esattamente per il freddo pungente delle undici di sera.
Un po’ d’imbarazzo. Cerco di spiegarmi, ma le parole escono a fatica, i concetti sono confusi ed è come se calasse della ruggine fra noi. Ciò che mi riferisce (e che a me ferisce, anche se cerco di non farlo trasparire) è che, pur considerando la prevenzione necessaria e cercando di seguirne le poche regole basiche, lui percepisce il preservativo come una gran rottura di coglioni. Un momento che dovrebbe essere di totale abbandono tra due o più corpi che stabiliscono la comunicazione indiscutibilmente più bella che esiste, si trasforma in una specie di corsa a ostacoli: ah, aspetta, adesso devo metterci la gomma; adesso il lubrificante (abbondante, altrimenti poi si rompe); srotolarlo bene; controllare di tanto in tanto che non si sia rotto... E poi le paranoie se qualcosa va storto o se fai una cazzata (anche quando non la fai, mi verrebbe da aggiungere da ipocondriaco quale sono, ma per fortuna taccio). Sì, ovvio, dico io. A chi non piacerebbe poterne fare a meno? Il fatto è che questa scocciatura non si può evitare, per lo meno dal mio punto di vista.
“Siccome mi costa fatica usare il preservativo, evito quelli che dicono che non lo utilizzano, perché so che con loro mi lascio andare facilmente”. Non avevo più abbastanza mani da mettermi nei capelli. Ma, dico io. “Non mi pare una strategia molto efficace, no? Cosa fai quando scopi con qualcuno di cui non conosci le abitudini e la sierologia, con cui non hai mai parlato di questo?”. Con me, per esempio, cazzo. La risposta è un cenno affermativo del capo. Sì, cosa? Lo butti dentro comunque e ci provi, sperando che tutto vada bene?
O che tutto vada male? Perché la tristissima sensazione che mi rimane dopo questo dialogo appena accennato, faticoso e reticente, è che Ale non deve avere una gran stima di sé, se si concede delle “scivolate” — frequenti, per quanto posso aver intuito — che potrebbero finire per mettere a repentaglio la sua salute. E io mi domando come potrebbe amarmi una persona che non vuole bene innanzitutto a se stessa. Ammesso e non concesso che voglia amarmi, ovviamente.
“Sono circondato da persone che militano nella lotta contro l’Aids e questi messaggi, ripetuti mille volte, hanno finito per immunizzarmi”. Proprio così dice, “immunizzarmi”, e io ho un soprassalto. “Nel senso che mi sono abituato e credo che non abbiano più molto effetto su di me”. Venticinque anni, capito? Allora vediamo, 1989... C’era gente che quando Ale è nato era già nell’età della ragione, e che di quell’epoca ricorda soprattutto i funerali degli amici o dei compagni di militanza. Decine di amici e di compagni. Persone che si sono rimboccate le maniche e hanno chiamato omicidio l’inerzia della società e delle istituzioni nei confronti dell’epidemia e hanno deciso che la lotta per fermarla era una questione collettiva e non un affare privato, da vivere nella vergogna.
E adesso vieni tu, che di questa vicenda avrai sentito forse solo l’eco, a dire che il preservativo è scomodo? Ma poi il ragionamento s’ingarbuglia nella mia mente. Sono un sepolcro imbiancato: se lui con me ha potuto fare a meno della prevenzione per qualche secondo, è anche perché io gliel’ho concesso. Mi chiedo se, date le nostre condizioni, è possibile fiorisca qualcosa di più di qualche bella scopata. 
L’unica cosa certa è che il bacio nell’androne di casa sua, prima di separarci, è stato prolungato ma freddo. “Ti ha dato fastidio quello che ho detto?”, gli chiedo. “No, perché avrebbe dovuto?”.

4 commenti:

  1. buongiorno. Se la prevenzione fosse considerata un punto di vista... Se il Lazzaretto facesse inorridire ma non troppo.... Se l'ebola, l'HIV e altri flagelli fossero progettati in laboratorio per interessi di potere.... Se...

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    1. In questo ambito, Fabrax, io sono inflessibile perché si tratta, secondo me, di una questione di rispetto. Verso se stessi e la propria vita e verso gli altri. Quindi mi risulta difficile seguirti e ipotizzare che la prevenzione sia solo un punto di vista, che la discriminazione contro le persone sieropositive non sia poi così orribile e che dietro le epidemie ci sia chissà quale complotto.

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  2. Credo che la lotta contro le malattie sessualmente trasmissibili sia un'impresa contro la quale ci sono non pochi interessi. Mettici anche che ogni tanto qualche capo religioso e tiro a caso, il papa b16 pochi anni fa in Africa, dica che il preservativo non serve e la frittata è fatta. Nella testa delle persone non entrano bene certi concetti come "prevenzione".

    Anche io come il tuo amico ho sentito spesso messaggi contro l' aids ma questi non hanno finito per immunizzarmi. è come dire che a forza di vedere la pubblicità della nutella sono diventato contrario ai barattoli di vetro. Io penso che i mezzi di comunicazione debbano fare di più e debbano farlo meglio. Penso che noi in quanto esseri umani dovremmo impegnarci di più.

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  3. Sì, non è solo una questione che riguarda i mezzi di comunicazione. È la società intera. Da quanto tempo non si sente più una campagna di prevenzione forte, capillare e soprattutto adattata ai differenti gruppi sociali ai quali dovrebbe essere diretta?

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