mercoledì 13 febbraio 2013

E un bel ragazzo intorno

“Devi venire qua con la voglia di succhiare il cazzo e di farti fottere”. Un desiderio obbligatorio, una contraddizione in termini. Ma è il suo modo di dirmi che non accetta compromessi o mezze misure: ci siamo già detti quello che vogliamo l’uno dall’altro, il patto ormai è chiaro e, se sarà rispettato, l’amicizia potrà essere eventualmente lunga.
Prima di farmi la doccia e uscire di casa, giro e rigiro sul computer le foto di questo ventiduenne. È attraente e in chat l’ho trovato incredibilmente spigliato per la sua età — le idee chiarissime, il linguaggio diretto, crudo, di chi sta cercando una soddisfazione urgente per i propri sensi.
Scende ad aprirmi il portone. Condivide l’appartamento con altra gente e vuole evitare che  io possa incrociare qualcuno dei suoi inquilini. Ha un accento che al principio mi sembra francese. È di una bellezza strepitosa: alto, spalle larghe e torace ampio, capelli neri e sorriso perfetto, una barba scura appena percettibile, di tre giorni. Indossa una maglietta verde e dei pantaloncini sportivi corti e larghi, bianchi. In ascensore comincia a baciarmi e a toccarmi il culo mentre io con la mano verifico che non porta le mutande e comincia già ad eccitarsi. He has a hard-on.
La sua stanza è poco più di un cubicolo di dieci metri quadrati scarsi. Un letto a una piazza, un comodino, una bandiera dello stato in cui ci troviamo appesa al muro, un portascarpe e una sedia sono gli unici elementi decorativi. La tapparella della persiana è abbassata e copre più o meno la metà della finestra. “Il posto è piccolo”, mi dice Ma. per darmi la possibilità di rispondergli: “Non importa, andrà benissimo”. Si siede sul letto mentre io mi tolgo la giacca. Lo raggiungo e cominciamo a baciarci. Il bacio. Da quanto tempo non ne sentivo uno così appassionato? E le sue braccia mi stringono a sé, le sue mani sollevano la mia maglietta carezzandomi la schiena, le mie cercano i suoi capezzoli e li sfiorano. It’s a nipple play. I nostri respiri si fanno confusi e si mescolano, come il mio desiderio si confonde col suo e viceversa. È un uomo fatto e finito, questo Ma., e che belle braccia che ha. Però davvero, questo viso e questo sguardo fresco da ragazzo della sua età m’inquietano e mi eccitano. Continuiamo a baciarci e la tensione cresce così tanto che già sto desiderando di essere penetrato.
Gli abbasso i pantaloncini e lui mi aiuta a mettere l’elastico subito sotto i coglioni. Ha un cazzo nella media, dritto, circonciso. Comincio giocando un poco con la lingua sul frenulo, sulla cappella, lungo l’asta. Chiude gli occhi per assaporare le sensazioni che gli regalo ma un vero e proprio fremito lo percorre solo quando schiudo le labbra e le lascio scivolare dalla punta alla base della cappella, poi nel solco subito sotto e giù, fino a buona parte dell’asta, per poi risalire. Vado su e giù con la testa impugnando al tempo stesso il suo cazzo, poi andando solo di bocca. Interrompo il lavoretto due volte: la prima, per togliermi la maglietta e la seconda, per levarmi pantaloni, calzini e slip. Cambio spesso ritmo per variare il gioco, ma cerco sempre di arrivare con le labbra alla base del suo bastone, peraltro senza riuscirci. Dopo una decina di minuti, approfittando del fatto che in quel momento il suo cazzo è quasi completamente infilato nella mia bocca, sposta la mano destra, che fino a quel momento aveva accarezzato la mia spalla e il mio braccio sinistro, portandola sulla mia nuca. La preme forte verso di sé, costringendomi a fargli una gola profonda. Sento la sua nerchia contrarsi almeno tre volte nella mia bocca, mentre con la sua mano Ma. tiene ferma la mia testa. Siccome sta ansimando, temo stia per venire da un momento all’altro. Con un gesto rapido, adesso chiude il palmo della mano e acciuffa i miei capelli, tirando la mia testa verso l’alto finche le labbra arrivano all’altezza della cappella. Allora mi spinge di nuovo la testa verso il basso e fa entrare di nuovo tutto il suo uccello nella mia bocca. Adesso Ma. controlla la situazione e conduce il gioco. La mia gola si abitua in fretta e in certi momenti distinguo chiaramente la sua cappella scivolarmi in gola e contrarsi una e un’altra volta. You’re a cocksucker, boy.
Nel frattempo ho assunto la posizione più remissiva possibile, alla pecorina. Il mio corpo gli si sta offrendo senza remore. E lui, dopo parecchi minuti e quando già sente di essere al limite, si alza, fa il giro del letto e si mette dietro di me. Allarga le mie natiche con molta forza, il più possibile, per osservare bene il buco. Poi ci affonda la faccia e comincia a lavorare con la lingua. Lo fa talmente bene, che io mugolo senza ritegno. Incoraggiato da quei suoni, il ragazzo comincia a usare la lingua come fosse un cazzetto, facendola entrare e uscire dal buco ritmicamente. And you are an experienced ass licker.
C’è un momento, generalmente bellissimo, in cui il cuore accelera ancor di più i suoi battiti, il mio respiro si fa più affannoso e i muscoli là sotto cedono: il mio buco si apre, si allarga.  È quello che sta accadendo ora e Ma. probabilmente se ne accorge. Per constatare che io sia davvero pronto per essere montato, si erge dietro di me e m’infila un dito: non incontra nessuna resistenza.
Allora si alza in piedi e, mentre indossa il preservativo e lo cosparge di lubrificante, io mi mangio con gli occhi questo bel ragazzotto perfettamente proporzionato, dal fisico definito senza essere muscoloso e con la giusta quantità di peli distribuiti su petto e ventre. Mi fa stendere a pancia in giù, si stende sopra di me e con un colpo secco, molto deciso, me lo infila tutto dentro. Gemo forte ma lui continua. Sotto i suoi vigorosi va e vieni non solo sembra cedere il mio culo, ma anche il letto che adesso cigola. Ciò che mi fa godere di più, però, a parte la forma brutale con la quale m’incula, è che mi stringe il petto con un braccio, sovrappone l’altro braccio al mio e nel frattempo cerca la mia bocca, mi bacia, mi lecca il collo e un orecchio. I nostri corpi sono vicinissimi e non è solo un fatto di nerchia-culo, qui c’è anche tanta pelle, c’è bocca e saliva, c’è respiro. A farmi impazzire è proprio l’equilibrio di durezza e di tenerezza che percepisco in lui, mentre io, compiacente, mi lascio fottere e ricambio come posso le sue carezze.
Mi prende di fianco, poi di nuovo a pancia in giù, aggrovigliando le sue gambe alle mie, poi di nuovo di fianco. A un certo punto lo spinge talmente in fondo da provocare gemiti incontrollabili. Ne approfitta per aumentare il ritmo della monta e mi sussurra all’orecchio: “Mi manca pochissimo”. Io riesco solo a dire dei “Sì” entusiasti. “Vuoi che venga?”, è la sua domanda indiretta per sapere se può scaricare ora. Alla mia risposta affermativa, accelera ancora e poi: “Sto per sborrare”, dice e infine, ansimando, “Vengo”. I′m cumming, baby, I′m cumming!

Negli Stati Uniti si annoiava e per questo è venuto qua. Per rifarsi una vita, mi racconta, e andarsene da un ambiente troppo conservatore, dalla mentalità troppo stretta. È contento di sé e della sua indipendenza, di potersi mantenere anche lontano dai suoi. Però vorrebbe tornare negli States per iscriversi all’università e poter intraprendere un’attività più interessante di quella che ha ora. Disteso sul letto, lo osservo mentre se ne sta seduto accanto alla finestra, fumando una sigaretta. Decido di registrare quell’immagine per sempre nella mia memoria.
Quando torna a distendersi sul letto, ci baciamo di nuovo. Ancora e ancora. Il suo cazzo si fa di nuovo duro. Glielo accarezzo e gli dico che potremmo riprendere il discorso un’altra volta. Non mi risponde ed io m’impietosisco. Comincio a sbocchinarlo di nuovo e di nuovo lo sento ansimare. Dopo un po’ decido una variazione e scendo più in basso, a leccare i coglioni, trascurati nella sessione appena conclusa. Non solo ci passo la lingua sopra, prima uno e poi l’altro, ma comincio a succhiarli, tirandoli un po’ con la bocca. Al tempo stesso gli meno il cazzo, già ben insalivato.
Oh my God”, lo sento soffiar fuori piano, pianissimo. Dice proprio così, ma con tono ben più convincente di quello che si sente in certi film. E poi: “Sborro”.
Già sulla soglia: “Ci risentiamo, ok?”. Ovvio, non mi avrai mica preso per scemo?

11 commenti:

  1. pur essendo un quasi convinto etero,mi hai stregato...mi è diventato durissimo..

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    1. Grazie. In che senso "quasi"?

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  2. Quel tale ha le stesse mie iniziali

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    1. Ma non siete la stessa persona, vero?

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    2. No... nudo non ti ho mai visto, eccetto che per l'avatar!

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    3. una nuova coppia??? stappo quel barolo del 77 che tenevo per la ggrande occasione? :)

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    4. Non so, vediamo se lui è d'accordo.

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  3. grande, sempre splendidamente descrittivo e molto eccitante

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    1. Ti riferisci certamente a Ma.

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  4. Sessione è spettacolare..:-)))

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    1. Bisognerebbe farne tante di sessioni con questo qui...

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