venerdì 31 agosto 2012

Prima che se ne vada

Che bel sorriso e come risalta sulla sua pelle nera. Gli ho aperto in slip e adesso, mentre mi bacia, una mano palpa il mio culo e un dito s’intrufola già a cercare il mio buco. J., il medico, è sempre stato così: non ha mai sfiorato nemmeno lontanamente il mio cazzo (probabilmente non l’ha mai nemmeno osservato, se non di sfuggita) e le uniche parti del mio corpo verso le quali mostra interesse sono la bocca e, soprattutto, il culo. “Voglio il tuo culo”, mi ha scritto appena rientrato dalle vacanze con i suoi due pargoli, “è perfetto per scoparlo. Sei il miglior passivo che mi fotto”. Tanta lusinga andava premiata, ed eccomi qui, disponibile come sempre. 
“Vado in bagno a pisciare. Mi dai un po’ d’acqua?”, mi chiede e intanto se ne va. Quando torna, ignora il bicchiere che ho posato sul tavolo e, con un altro sorriso, in poche mosse si toglie scarpe da ginnastica, calzini, maglietta e pantaloni corti. Anch’io mi spoglio e resto nudo. Guardo il suo uccello, non ancora completamente eretto, e lo trovo molto bello: una pelle finissima ricopre completamente la cappella mentre questa s’ingrossa piano piano. Mi avvicino, lascio che lui mi tocchi di nuovo il culo, mentre io gli accarezzo il cazzo che reagisce elevandosi vigorosamente a scatti. Poi tiro la pelle verso il ventre e scopro la cappella: come ricordavo, è più grossa rispetto al diametro dell’asta. M’inginocchio, apro la bocca e incomincio a succhiarglielo. Non uso la mano, lo sbocchino fin da subito abbastanza energicamente e cerco di farlo entrare più che posso. J. accenna a una timida scopata di bocca mettendomi le due mani sulla testa. 
Il suo gesto provoca la mia eccitazione tanto che mi metto a quattro zampe sul pavimento: se la rigidità del cazzo di J. parla già sufficientemente chiaro in questo senso, il mio corpo, invece, per mostrare al maschio di turno di essere prossimo al momento in cui lo si potrà montare, come sempre invia altri segnali. La postura è uno di quelli, così come la maniera di inarcare la schiena e di sporgere il culo, via via più evidenti man mano che il bocchino prosegue. 
Il desiderio (la necessità animale) non è ignorato da J. che infatti s’insaliva un dito, si china verso di me e me lo infila in culo. Ripete l’operazione due volte e mi masturba nel buco mentre io continuo a spompinarlo. Il mio cuore accelera i battiti ed io aumento il ritmo del bocchino e gemo, perdo definitivamente il controllo e il buco si dilata. “Oh, sì, Milk”, prorompe J., “ti voglio chiavare!”. Proprio per questo ci avviciniamo al divano, sul quale avevo già in precedenza appoggiato lo stretto necessario per passare dalle parole ai fatti. Lubrifico allora ulteriormente, con una goccia di gel, il mio buco e ne metto un po’ sul cazzo di J., adesso ricoperto da un preservativo. 
Braccia incrociate sullo schienale, ginocchia appoggiate al divano, buco offerto e preparato: J. entra con un movimento rapido, cacciandolo dentro fino in fondo. Delicato al principio? Neanche per sogno: i suoi movimenti sono rapidi e i suoi colpi secchi, costanti. Sento confusamente, perso tra i miei gemiti, il suo respiro pesante nelle mie orecchie, mentre appoggia le mani ai lati dei miei gomiti sullo schienale e riprende la sua corsa.
Dopo un po’ mi allungo sul divano appoggiando la testa sul cuscino, tenendo la schiena estremamente bassa e il culo in alto. Lui è di nuovo dietro di me e sbatte il suo corpo contro il mio con tutta la forza che ha. E mi porta lontano, in posti dove il mio culo è solo l’intermediario fra il suo cazzo e il mio cervello, fra il suo istinto e il mio. Sento uno stimolo piacevolissimo, acuto, in fondo al mio culo. Sento sbattere contro di me i suoi coglioni, a ogni colpo. 
Proprio allora mi chiede: “Lo senti il mio cazzo?”. Poco dopo: “Ti piace farti scopare, vero?”. Le mie risposte, tutte affermative, sembrano giungere da Marte, tanto il piacere che provo si è fatto intenso. Mi prende per una spalla per farmi alzare il busto e continua i movimenti di bacino, di tanto in tanto meno intensi. Dopo qualche minuto: “Mi piace passare qua e chiavarti così”, mi dice, e poi mi prende e, senza far uscire il cazzo dal mio culo, mi mette in piedi contro la parete, mi fa chiudere le gambe e ricomincia a fottermi. Mi sussurra nell’orecchio: “Così, sì, così... mi piace, Milk, mi piace”. Probabilmente perché la penetrazione si è fatta ora meno profonda e a ogni movimento J. estrae quasi completamente il cazzo, compresa una parte della cappella, la sensazione piacevole si è spostata dall’interno del culo al bordo del buco.
Ma all’improvviso, con colpi più profondi e rapidi, inizia a cavalcarmi in maniera violenta e ad ansimare forte: “Sto per venire, sto per venire, Milk”. “Oh, sì, vieni, dai”, gli dico io. E lo sento scaricare tutto dentro di me, mentre emette dei suoni gutturali e io lascio andare dolce la mia mano sul mio cazzo. Schizzo sulla parete.
Dopo la doccia, m’informa che presto dovrà andarsene per qualche tempo all’estero per un importante corso di aggiornamento. “Prima di partire, vengo a lasciarti un bel ricordo”, mi dice, già quasi sull’uscio. E guai a lui se non  lo fa.

6 commenti:

  1. Mi piace il modo in cui racconti e descrivi come ti fai scopare

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    1. Anche a me. Lo invidio molto, ecco.

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    2. @ Inneres: Grazie. Sarà che farmi scopare mi piace molto e cerco di trasmetterlo.

      @ Estrella: Sono sicuro che non hai niente da invidiare! ;-)

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  2. I tuoi modi d'essere sono sempre così profondi... incluso il modo in cui ti doni all'altro !!

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    1. Così dev'essere, almeno per me.

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  3. hai decisamente un modo diretto, visivo e eccitante di descriverti in azione :)

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